Una voce franca dal muretto di Maranello, un’ammissione non scontata e uno sguardo lungo: quando un capo squadra parla così, qualcosa si muove davvero. Nel rumore sottile dei box, la Ferrari ripensa la sua Power Unit e sceglie di dirlo senza paraventi.
Frederic Vasseur non ama gli slogan. Lo si capisce dal modo in cui pesa le parole: riconosce che oggi alcuni rivali hanno un vantaggio sul fronte Power Unit, ma difende le scelte fatte a Maranello. Non è un paradosso. È il punto in cui tecnica e metodo si incontrano. La Scuderia ha imboccato una strada coerente con vincoli e cronologia dei regolamenti: l’era dell’omologazione ha scorciatoie molto corte.
Il contesto conta. Dal 2022 al 2025 le unità motrici sono congelate nelle loro parti chiave. Puoi lavorare su affidabilità, gestione dell’energia, dettagli di raffreddamento; non puoi rivoluzionare l’architettura. È lì che si gioca il margine: nella qualità del software, nel modo in cui l’ibrido spinge fuori dalle curve, nella costanza di erogazione quando la batteria si svuota al termine del rettilineo. Se in TV noti differenze minime in allungo o in uscita, spesso è questo il motivo, non un “motore più potente” in senso vecchio stile.
L’ammissione di Vasseur, allora, suona come una presa d’atto: su alcuni circuiti e in certe fasi di gara, la gestione energetica di altri costruttori è stata più efficace. Non è una resa. È il contrario: la cornice per cambiare ritmo al momento giusto.
Cosa significa davvero “superiorità” oggi
La superiorità non è solo cavalli. È efficienza. È come recuperi energia in frenata, quanto a lungo la mantieni, quanto è “pulita” la spinta elettrica quando chiedi tutto. E dipende dalla pista: a Città del Messico l’altitudine mette alla prova compressori e ibrido; a Monza il tempo di scarico massimizza ogni Watt del sistema. A parità di aerodinamica, una Power Unit più completa ti regala quel decimo che sposta una qualifica o ti difende quando il DRS dell’avversario arriva a 330 all’ora.
Nel mezzo c’è anche il famoso budget cap per i motoristi, che ha reso la pianificazione decisiva. Spendere presto o tardi? Spingere software oggi o banchi prova domani? Qui la difesa di Vasseur delle scelte del suo gruppo prende senso: si è preferito consolidare affidabilità e processi, invece di inseguire picchi di prestazione difficili da mantenere.
La finestra 2026-2027
Il vero spartiacque arriva con il regolamento 2026: niente MGU-H, più elettrico dal MGU-K (molto più potente rispetto all’attuale), e carburanti sostenibili al 100%. È un cambio di paradigma. Le squadre possono presentarsi fortissime nel 2026 e poi affinare nel 2027, quando spesso il gruppo si ricompatta. Qui sta il centro del messaggio: la Ferrari prepara cambiamenti per il 2027, non come toppa, ma come secondo stadio di un progetto in due tempi.
Cosa cambierà, esattamente? Niente dettagli ufficiali oltre le aree logiche: ottimizzazione dei cicli di test al banco, integrazione più stretta tra telaio e motore, focus sulla strategia di recupero e rilascio energetico. Si parla anche di rafforzare competenze su combustione e controllo elettronico: è verosimile, ma senza annunci non c’è conferma. Un esempio concreto, però, è già leggibile in pista: la gestione delle partenze lanciate e dei sorpassi con batteria piena/mezzo carica è più lineare rispetto a un anno fa. Segno che il lavoro “invisibile” dà frutti.
Vasseur, intanto, tiene insieme ambizione e misura. Ammette dove gli altri sono stati più bravi. Difende un percorso, si prende il tempo giusto, sposta l’asticella a una data chiara: 2027. È poco romantico, lo so. Eppure, quante volte nella vita serve proprio questo? Un orizzonte, una promessa realistica, la pazienza di arrivarci. Ti va di aspettare quel semaforo verde insieme, chiedendoti che suono farà la rossa quando l’elettrico e la benzina danzeranno alla stessa musica?
