Ross Brawn, ex direttore tecnico della Ferrari, entra nel team Pramac come consulente e membro del CdA: il ritorno nel mondo del motorsport

Un ritorno che accende l’immaginazione: un architetto di vittorie lascia la comfort zone e attraversa il box, verso una nuova sfida. Il paddock si ferma un attimo, fiuta l’aria, e capisce che qualcosa sta cambiando davvero.

C’è un certo tipo di silenzio quando un grande rientra. Quel misto di curiosità e rispetto che fa rallentare le conversazioni nei box. È il silenzio che accompagna chi ha già visto la pressione da vicino, chi ha vinto molto, chi sa leggere una gara come fosse un libro aperto. Nel mondo del motorsport, questi ritorni sono rari. Quando accadono, hanno un peso.

Parliamo di uno che sa cosa significa costruire un ciclo vincente. Anni in Ferrari, caschi rossi in festa, strategie chirurgiche. Poi l’esperimento diventato leggenda: una squadra nata in inverno, campione d’estate. Basterebbero quei ricordi per capirci.

La notizia è questa, ed è di quelle che spostano: Ross Brawn entra in Pramac Racing come consulente e come membro del CdA. È il suo ritorno operativo dopo la parentesi da dirigente della Formula 1. I dettagli dell’accordo non sono pubblici: non ci sono al momento indicazioni ufficiali su durata, deleghe e compensi. Ma il perimetro è chiaro. Brawn porterà metodo, visione e una certa idea di organizzazione che nel lungo periodo fa la differenza.

Perché proprio Pramac

Perché Pramac conosce l’ambizione. È il team che nel 2023 ha vinto il titolo a squadre in MotoGP e ha spinto una Ducati sempre più dominante. È una struttura snella, pragmatica, legata all’industria e al fare, con una cultura del risultato che convince piloti e sponsor. In uno sport dove contano i millesimi, Pramac ha saputo costruire continuità: box efficienti, scelte di gomme lucide, gestione dei weekend solida, anche con l’arrivo delle Sprint.

Dentro questo quadro, l’arrivo di Brawn ha senso. In Ferrari, tra il 1999 e il 2004, ha contribuito a sei Mondiali Costruttori e cinque Piloti consecutivi. Nel 2009 ha firmato l’impresa Brawn GP, doppio titolo con Jenson Button. Poi la fase in Mercedes, quindi la regia sportiva della F1 dal 2017 al 2022, anni di cambi regolamentari, Sprint e centralità dei dati. È un profilo che unisce competenza tecnica, governo dei processi e capacità di leggere gli equilibri politici. A un CdA serve proprio questo.

Cosa può portare Brawn alla MotoGP

Non parliamo di aerodinamica estrema o gallerie del vento. Parliamo di metodo. Brawn sa costruire routine che tagliano l’errore e liberano talento: struttura chiara delle decisioni nei momenti caldi; analisi post-gara asciutte, con obiettivi misurabili; uso dei dati per scegliere, non per giustificare; narrativa interna che tiene il gruppo sul pezzo per tutta la stagione.

In MotoGP la differenza la fanno partenze, gestione gomme, lettura della Sprint del sabato senza bruciare la domenica. Sa di dettagli? Certo. Ma il suo mestiere, da sempre, è trasformare i dettagli in punti veri.

C’è poi un piano meno visibile. Un consulente così dialoga con sponsor, costruttori, promoter. Porta relazioni, negozia meglio i bisogni del team, aiuta a scegliere dove investire. Non è show, è sostanza. E alla lunga incide.

A chi teme il salto tra quattro e due ruote verrebbe da dire: il linguaggio cambia, le logiche no. Pressione, tempi, risorse, umanità. Quelli restano uguali. Viene in mente il suo taccuino nero, sempre uguale, pieno di appunti piccoli. Forse ripartirà da lì. Un uomo, un quaderno, un box che profuma di benzina. Basta questo per far scattare l’idea che una stagione possa prendere un’altra piega. E a voi, piace quando l’imprevisto fa irruzione proprio dove sembrava già scritto tutto?