Quando guidi, i numeri delle tariffe sembrano secondari. Finché non sommi mese dopo mese. Quel piccolo scarto, su tratte brevi e ripetute, diventa una voce fissa. La domanda è semplice: di quanto parliamo e perché succede proprio adesso?
La risposta sta nell’aumento legato all’inflazione programmata. È un meccanismo previsto dalle convenzioni tra Stato e concessionarie. Il Ministero dell’Economia fissa per tempo un indice-obiettivo. Per il 2026 è all’1,5%. Su questa base l’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) ha stabilito l’adeguamento per le società con piani economico-finanziari (PEF) in aggiornamento.
Dal 2026, la gran parte delle autostrade italiane applicherà un +1,5%. Alcune tratte restano ferme: Concessioni del Tirreno (tronchi A10 e A12), Ivrea–Torino–Piacenza (tronchi A5 e A21) e Strada dei Parchi (A24–A25). Due eccezioni vanno in direzione opposta: la Salerno–Pompei–Napoli sale dell’1,925%; l’Autostrada del Brennero dell’1,46% (concessione scaduta e procedura di riaffidamento in corso).
Facciamo due conti, senza drammi. Su un pedaggio di 10 euro, l’1,5% vale 15 centesimi. Su 20 euro, 30 centesimi. Su 40 euro, 60 centesimi. Sulla Salerno–Pompei–Napoli, 20 euro diventano 20,39 euro (+0,385). Sul Brennero, 20 euro salgono a 20,29 (+0,292). Per un pendolare con 20 corse mensili da 5 euro, +1,5% significa circa 1,50 euro in più al mese. Non è una cifra che cambia la vita, ma pesa se sommata a carburante, parcheggi, manutenzione.
Le tariffe definitive dipendono dai listini di ciascuna concessionaria. Non sono incluse qui tabelle ufficiali tratta per tratta: verifica gli aggiornamenti sui siti delle società o nei canali del MIT e di ART.
Perché l’indice di inflazione programmata non fotografa il passato, lo anticipa. Non misura ciò che è successo, ma indica un obiettivo di politica economica. È scritto nelle convenzioni e governa servizi regolati. Che piaccia o no, è la bussola che orienta i pedaggi tanto quanto i conti pubblici.
La scelta di ART discende da norme e sentenze, non da un gesto discrezionale. Questo non chiude il dibattito sulla qualità del servizio: esazione più efficiente, cantieri meglio coordinati, aree di sosta più sicure. Se pago un po’ di più, cosa ottengo in cambio? È una domanda legittima e concreta.
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