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Vaticano in Corsa Verso la Neutralità Climatica: Flotta Elettrica a Zero Emissioni entro il 2030 Grazie alla Partnership con Elli (Volkswagen)

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Simone Tortoriello

Nel cuore di Roma, dove i passi risuonano sul selciato e il tempo sembra avere un ritmo diverso, anche i motori cambiano voce. Il Vaticano imbocca una strada chiara: diventare un laboratorio vivo di mobilità pulita, con una flotta a zero emissioni entro il 2030.

Vaticano in Corsa Verso la Neutralità Climatica: Flotta Elettrica a Zero Emissioni entro il 2030 Grazie alla Partnership con Elli (Volkswagen)

Camminando sotto il colonnato di Bernini, l’aria racconta storie antiche. Oggi ne aggiunge una nuova: il piccolo Stato che custodisce la Basilica di San Pietro punta alla neutralità climatica 2030. Non è un esercizio di stile. È un impegno operativo che tocca i mezzi di servizio, le auto di rappresentanza, i furgoni dei Musei e i veicoli per la manutenzione quotidiana.

Qui le distanze sono brevi. Le tratte sono ripetitive. È lo scenario ideale per una flotta elettrica. Le vetture percorrono pochi chilometri, rientrano spesso alla base, si ricaricano con calma durante la notte. Questo riduce la complessità e rende misurabile ogni passo.

Perché il 2030 conta davvero

Il traguardo non è casuale. La Santa Sede ha formalizzato il proprio ingresso negli accordi sul clima, allineandosi agli obiettivi globali. Il Vaticano, inoltre, non parte da zero: da anni investe in fotovoltaico, come i pannelli installati sul tetto dell’Aula Paolo VI, che hanno segnato una direzione. Manca il pezzo finale: mettere a sistema energia pulita e mobilità quotidiana, con un occhio ai costi e alla gestione.

E qui entra in gioco l’infrastruttura. Una mobilità sostenibile non vive solo di auto elettriche. Servono punti di ricarica affidabili, software che organizzano i turni, energia certificata da fonti rinnovabili. Serve anche un piano per le giornate di punta, quando i Musei attirano folle e i furgoni lavorano senza sosta. Il numero esatto di colonnine previste dentro le mura non è stato reso pubblico, ma l’obiettivo è chiaro: copertura capillare e gestione semplice per gli operatori.

Cosa porta in dote Elli (Volkswagen)

La svolta arriva con la partnership con Elli, il marchio del Gruppo Volkswagen specializzato in ricarica e servizi energetici. Elli integra hardware e software. Fornisce infrastruttura di ricarica, piattaforme per monitorare i consumi, tarature di potenza intelligenti e, dove possibile, energia a basse emissioni. In pratica, mette ordine nel dietro le quinte, così i veicoli possono lavorare senza attriti.

Il vantaggio è concreto. Un furgone elettrico che fa servizio interno ha costi di rifornimento prevedibili, poca manutenzione, frenata rigenerativa che allunga la vita dei freni. In un ambiente raccolto come il Vaticano, il silenzio conta: le auto a emissioni zero allo scarico riducono rumore e migliorano la qualità dell’aria nei cortili, tra archivi, officine e accessi ai Musei.

Resta il nodo della rete elettrica. Ogni piano serio di elettrificazione verifica carichi, potenze e picchi. Qui la buona notizia è l’uso programmabile: molte ricariche avverranno nelle ore non di punta, rendendo più facile l’equilibrio. L’altra è la modularità: si comincia con una rete di base e si cresce per step, imparando sul campo.

Chi guarda da fuori potrebbe pensare che sia solo simbolo. In parte lo è, e va bene così: i simboli muovono le persone. Ma c’è anche sostanza. Un parco mezzi piccolo e ben gestito può diventare un riferimento replicabile per altre realtà pubbliche: municipalizzate, università, ospedali, musei. Stesse esigenze, stessi percorsi, stesse opportunità.

Non sappiamo ancora quante auto arriveranno né il mix di modelli. Sappiamo però che il calendario è fissato. E quando il calendario è fissato, le scelte diventano reali. Immaginate un’alba in cui i primi visitatori entrano ai Musei e i mezzi di servizio si muovono in silenzio, ricaricati durante la notte. È un’immagine semplice, quasi quotidiana. Ma non è così che cominciano i cambiamenti che durano?

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