Un casello all’alba, la corsia che scorre lenta, il display del pedaggio che lampeggia. Per anni abbiamo pagato senza sapere davvero cosa. Ora la bussola gira: il prezzo dell’autostrada inizia a seguire la strada, non le promesse sulla carta.
Negli stessi giorni in cui è partito il meccanismo di rimborso dei pedaggi per i ritardi da cantieri, arriva un tassello più profondo. L’Autorità dei Trasporti ha approvato il nuovo sistema tariffario per le concessioni autostradali. Non è un ritocco tecnico: è un cambio di logica. Fino a ieri si pagava anche per lavori pianificati ma non realizzati. Da oggi il principio è pay per use: la tariffa riconosce solo gli investimenti effettivi.
Il tasso di remunerazione del capitale, il celebre WACC, viene allineato ai valori di mercato e aggiornato periodicamente. Meno scostamenti, meno rendite fuori tempo. Le cosiddette “poste figurative” restano ma si legano con rigore a ciò che è stato effettivamente costruito. Niente opere fantasma in bolletta. L’equilibrio economico-finanziario delle concessioni si misura con criteri nuovi e trasparenti, con meccanismi di compensazione se i conti si sbilanciano.
Entrano in campo KPI per monitorare performance e qualità: sicurezza, manutenzione, tempi di ripristino. L’efficienza non sarà più uno slogan. Ambito e tempi: le regole valgono per le concessioni da gennaio; per quelle in corso ci sono fasi transitorie. Alcuni elementi, come WACC e poste figurative, scattano subito.
Il cuore della riforma, però, lo si capisce nella pratica. Immagina un ampliamento di tratto che slitta di due anni. Con il pay per use, quella spesa non entra a pieno titolo in tariffa finché non si vede l’opera. Se i lavori avanzano a step, l’impatto in pedaggio segue gli step. È una catena di trasmissione più sincera tra cantiere e portafoglio.
Questo non significa sconti garantiti domattina al casello. Al momento non esistono percentuali predefinite e uniformi di riduzione. La dinamica dipenderà dai piani di investimento, dai traffici effettivi e dall’aggiornamento del WACC. Ma la porta è aperta: togliendo dalla tariffa ciò che non c’è, lo spazio per tagliare c’è. E dove i KPI imporranno più efficienza, i costi di gestione potranno smagrire.
Più trasparenza: variabili regolatorie chiare, contabilità omogenea, verifiche tracciabili. Più equità: accesso non discriminatorio all’infrastruttura e pedaggi coerenti con il servizio reso. Più tutela: al rimborso per ritardi da cantieri si aggiunge una tariffazione che “paga il reale”. Una doppia cintura di sicurezza per l’utente.
Pensa a chi fa tutti i giorni una tratta pendolare con dispositivo di telepedaggio. Con KPI su disponibilità corsie e tempi di intervento, un incidente gestito male non sarà solo un disagio: peserà sui conti del concessionario. L’incentivo a fare meglio è scritto in tariffa. E quando un viadotto viene rinforzato davvero, quel costo entra in modo verificabile, non per annuncio.
Per i gestori non è una punizione, è una rotta. Regole stabili, capitale remunerato al mercato, rischio allocato dove crea efficienza. Per lo Stato è un bilanciamento: sostenibilità della concessione e tutela dell’utenza nella stessa cornice.
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