Una moto che parte all’alba, il casco che si chiude, il rumore che diventa respiro: la passione non ha genere, ha solo strada davanti. In Italia sempre più donne cercano quel momento. E ora qualcuno promette di aprire corsie nuove per tutte.
Le donne in moto non sono un’eccezione. Sono una scena che cresce, silenziosa e tenace. Lo vedi ai corsi base del sabato, ai turni pista aperti, nelle chat dei motoclub. La realtà smentisce i luoghi comuni, ma gli stereotipi di genere resistono: “troppo pesante”, “troppo rischioso”, “non fa per te”. Intanto, il motocross ha già incoronato campionesse come Kiara Fontanesi. E dal 2024 esiste un campionato mondiale in pista dedicato alle pilote, segno che il motociclismo femminile è concreto e competitivo. I fatti parlano, ma non basta. Serve una regia.
Qui entra in gioco la novità. Secondo informazioni raccolte, Antonella Maria Martometti è indicata come nuova guida femminile in FMI. Al momento non risultano pubblici tutti i dettagli formali: lo segnaliamo con chiarezza. La direzione, però, è esplicita nel suo obiettivo: demolire pregiudizi, far crescere sport e passione amatoriale, creare una community aperta che dia visibilità a pilote e motocicliste di ogni livello. La promessa è semplice: più accesso, più competenze, più esempi positivi.
Parliamo di cose pratiche. Un calendario di raduni nazionali e eventi locali pensati per l’ingresso graduale: prove su aree sicure, moto leggere disponibili, briefing chiari, tempi rispettosi dell’ansia di chi inizia. Tutor esperte accanto alle neofite. Una rete di motoclub con referenti donne, formati su accoglienza e linguaggio inclusivo. Pacchetti “primo giro” a costo calmierato che includano protezioni, assicurazione giornaliera e un check tecnico della moto.
Ci sta anche la parte sport. Open day nei campi scuola enduro e trial con istruttrici certificate. Borse di supporto per licenza agonistica e trasferte. Wild card dedicate nei trofei entry-level. Workshop su alimentazione, preparazione mentale e gestione degli infortuni. La visibilità non è un dettaglio: storytelling che alterni pilote di punta e motocicliste “normali” che hanno preso la patente A a 18, 35 o 50 anni. Un obiettivo misurabile? In tre anni raddoppiare i motoclub con referenti femminili e aumentare del 30% le partecipazioni ai corsi base. I report pubblici di federazioni e ministeri mostrano da tempo una crescita delle patenti e dei tesseramenti al femminile; mancano però dati consolidati per l’ultima stagione: è giusto dirlo.
Nessuna rivoluzione funziona senza sicurezza. Tradotto: guardrail più sicuri nelle strade frequentate dai motociclisti, accordi con autodromi e kartodromi per giornate di pratica protetta, check-up gratuiti dell’equipaggiamento nei raduni, percorsi anti-molestie negli spazi comuni. Anche questo significa smontare uno stereotipo: non “coraggio contro la paura”, ma competenza che genera serenità.
Un’immagine, per capire. Pista lenta a fine pomeriggio. Tre amiche si danno il cambio sulla stessa naked 300. Una ha ripreso dopo una caduta, una ha appena preso la patente, una corre nel regionale. Si aiutano con i guanti, si fanno segno alla curva due. Non c’è rumore di fondo, solo la linea pulita della traiettoria. Se la spinta di Martometti in FMI riuscirà a moltiplicare scene così, il resto verrà da sé. La domanda è semplice: quanto lontano può andare una comunità quando riconosce, senza timidezza, il proprio talento sulle due ruote?
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