Il gruppo Stellantis continua a non dare certezze ai lavoratori, ed ora l’attenzione si concentra su un impianto italiano in crisi.
Le gravi difficoltà finanziarie del gruppo Stellantis non accennano a terminare, e la luce in fondo al tunnel pare essere ancora ben lontana. Gli stabilimenti italiani sono al collasso ed i lavoratori tremano, e dopo le migliaia di licenziamenti di questi anni, c’è il rischio di assistere a molti altri esuberi. In diverse occasioni vi abbiamo parlato della situazione molto tesa di Mirafiori, dove la produzione ridotta ai minimi termini della FIAT 500 Elettrica ha provocato tagli e casse integrazioni.
Le cose, purtroppo, non vanno meglio altrove, come negli stabilimenti Maserati di Modena, o a Cassino, dove nascono l’Alfa Romeo Giulia e la Stelvio. Negli ultimi giorni, l’attenzione si è spostata sulla crisi di Termoli, dove è presente un celebre stabilimento di Stellantis, che è purtroppo in piena fase di declino. Nelle prossime righe, andremo a scoprire quali sono le condizioni del sito di produzione molisano, che è da anni in fase di ridimensionamento, con lavoratori ridotti ad uno stato di incertezza ormai da troppo tempo.
Lo stabilimento Stellantis di Termoli era un polo di riferimento sul fronte della produzione motori, ed occupava, sino a poco fa, ben 3.500 persone, ma ora è previsto un altro ridimensionamento. La produzione del motore V6 Maserati Nettuno è stata bloccata, così come quella del GME di Alfa Romeo, segnai sicuramente negativi. Sui modelli ibridi del futuro FIAT verrà impiegato un GSE 1.0L, ma anche su questa unità propulsiva ora ci sono dei forti dubbi. Secondo quanto riportato da alcuni sindacati, preoccupati dalle ultime notizie, c’è il rischio che l’assemblaggio si fermi del tutto nel corso dell’estate, lasciando senza lavoro i dipendenti.
Come anticipato, la situazione è critica da tempo, ma ora che si è deciso di non riconvertire la fabbrica in una gigafactoyry per la produzione di batterie, il destino è segnato, l’ennesima promessa non mantenuta da Stellantis in Italia. Al momento, sono in azione camion che portano via macchinari non più utilizzati, con linee produttive ferme da tempo e lavoratori che rischiano di perdere il loro impiego. Sono rimasti meno di 2.000 dipendenti, e l’unico progetto in programma è la trasmissione eDCT, che però non inizierà prima del 2026 e vedrà però impegnate solo 300 persone. La crisi è senza fine.
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