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Auto

L’auto che quasi mandò in bancarotta l’Alfa Romeo: per Agnelli fu un danno enorme e intervenne subito

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Davide Russo

L’Alfa Romeo ha avuto qualche passaggio a vuoto nel corso della sua storia. I vertici della Casa di Arese si trovarono ad affrontare un fallimento annunciato.

Dopo anni di atroci sofferenze l’Alfa Romeo è tornata a far registrare fatturati positivi grazie ai SUV. Già in passato il brand ha attraversato una fase di recessione. Lancia, Maserati e tanti altri brand italiani hanno attraversato momenti piuttosto bui. Oggi la Casa del Biscione sta vivendo un momento di crescita rispetto agli altri marchi nostrani appartenenti al Gruppo Volkswagen.

Il fallimento dell’Alfa Romeo – Derapate.it

Un uomo chiave per il rilancio dell’Alfa Romeo fu Gianni Agnelli. L’imprenditore piemontese aveva la capacità di trasformare le crisi in occasioni di crescita. Il brand milanese rischiò di finire nelle mani americane di Ford. Gli storici proprietari dell’Alfa Romeo, Finmeccanica e Iri, scelsero di vendere tutto al Gruppo FIAT. Il marchio di Arese, tra il 6 e il 7 novembre del 1986, iniziò una nuova era.

Ai tempi nel listino del Biscione c’era un’auto chiamata Arna. Si trattava di una berlina di segmento C che venne immessa sul mercato nel 1983 tra lo scetticismo generale dalla critica. Quando Gianni Agnelli prese le redini del marchio rimase sconvolto. Come alternativa da affiancare all’Alfa Romeo Alfasud per rispondere ai competitor teutonici venne presentata con una linea che non era molto diversa dalle FIAT. Ford Escort, Renault 14, oltre a BMW, Audi e Mercedes stavano spopolando.

Il flop dell’Alfa Romeo Arna

Per la realizzazione della Arna i tecnici italiani si focalizzarono sulla Nissan Pulsar N10, proposta in Giappone nel maggio 1978 e nel Vecchio Continente nel marzo 1979. Venne fatto un accordo di associazione temporanea con la Nissan in base al quale venne creata una nuova società con sede in Italia, la Alfa Romeo Nissan Automobili S.p.A.

I giapponesi avrebbero garantito il 20% del lavoro necessario all’assemblaggio di ogni auto. I componenti spediti dal Giappone all’Italia sarebbero stati ultimati con meccanica e componentistica nostrana. L’Arna fu costruita nelle versioni L (3 porte) ed SL (5 porte) dotate della motorizzazione Alfasud base, ossia un boxer 1.2 da 63 CV. Spiccava sul piano prestazionale la versione sportiva TI (3 porte) con un 1.3 da 86 cavalli che raggiungeva velocità superiori a 170 km/h. Fu una delle Alfa Romeo più brutte di sempre, come ammesso da un sondaggio de Il Sole 24 Ore. Il design della vettura lo potete vedere nel video in alto del canale YouTube Roadster Life.

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