Una casa che ha fatto della guida “umana” la sua bandiera sceglie di rallentare proprio dove tutti corrono. Il punto non è la paura del futuro, ma il desiderio di arrivarci con la macchina giusta, al momento giusto.
C’è un filo che unisce la filosofia di guida di Mazda e le sue scelte industriali: concretezza, prima di tutto. Mentre il dibattito sui veicoli a batteria si accende e si raffredda a ondate, il marchio di Hiroshima osserva i numeri, studia i mercati, pesa i costi. In Giappone le auto elettriche pure restano una nicchia; in Europa crescono ma con forti differenze tra Paesi; negli USA la domanda è più volatile del previsto. L’infrastruttura di ricarica si espande, ma non in modo omogeneo. E i prezzi delle celle? Ancora sensibili, nonostante i progressi.

Nel frattempo, Mazda ha già tastato il terreno. La MX-30 ha portato un approccio misurato all’elettrico, con autonomia limitata e un carattere urbano. Poi è arrivata la versione plug-in con generatore rotativo, una scelta ingegneristica che è quasi un manifesto identitario. Sul fronte ibrido, la Mazda2 Hybrid sfrutta la sinergia con Toyota, mentre i SUV come CX-60 PHEV offrono un elettrico “di tutti i giorni” con qualche decina di chilometri reali in città. Sono passi concreti, non slogan.
Il futuro di Mazda (e questo rinvio al 2029)
Il punto centrale, però, è un altro. Secondo Nikkei, Mazda avrebbe deciso di rimandare l’esordio della sua prima elettrica su piattaforma dedicata al 2029. La priorità, fino ad allora, andrebbe alle ibride, soprattutto ricaricabili. L’indiscrezione non è stata confermata ufficialmente e va letta come tale, ma il segnale è chiaro: investire in una base tecnica nuova richiede volumi, forniture stabili e conti che tornino su scala globale. Senza certezze, rischia di essere un salto nel buio.
Cosa significa, in pratica? Che vedremo più modelli ibridi e plug-in, più evoluti di quelli attuali, con software migliori e consumi più bassi nel mondo reale. Che Mazda userà il tempo per consolidare partnership su batterie e semiconduttori, e per affinare un’architettura elettrica che non sia un compromesso. Ed è probabile che, nel frattempo, continui a sperimentare: dal piccolo rotativo come range-extender alle tecnologie di efficienza su motori termici di nuova generazione. Il tutto mentre le normative europee impongono un calendario serrato e la concorrenza cinese abbassa i prezzi.
C’è anche un risvolto per chi compra oggi. Se fai molti chilometri misti e hai accesso a una presa domestica, un plug-in ben progettato può coprire il tragitto quotidiano in elettrico e salvarti nei viaggi lunghi. Se vivi in città e ricarichi poco, una buona ibrida tradizionale regala serenità e costi prevedibili. L’elettrica pura resta fantastica dove la ricarica è semplice e il costo dell’energia è competitivo: non tutti i capoluoghi italiani sono già lì, ma la traiettoria è tracciata.
Il dubbio, allora, non è se l’elettrico abbia senso, ma quando abbia senso per Mazda farlo “alla Mazda”: con una piattaforma dedicata che valorizzi dinamica, peso, gestione termica, tempi di ricarica. Personalmente, trovo onesto dichiarare che non è ancora il momento. A qualcuno sembrerà conservatore. A qualcun altro, semplicemente adulto.
Intanto, ci capita ancora di arrivare alla colonnina in autostrada e trovare due auto in coda. Nel 2029 quella scena sarà già storia? O vedremo un marchio che entra in pista quando l’asfalto è finalmente caldo, le gomme alla temperatura giusta e il giro veloce possibile? La risposta, come spesso accade con Mazda, passerà per la strada, non per le slide.





