Una tappa che corre veloce, taglia l’aria e punge. Qui la prudenza è un freno e un’arma. I protagonisti lo sanno, lo si vede nelle scelte, negli sguardi: chi attacca, chi calcola, chi aspetta il momento giusto.
Una tappa veloce, lineare solo in apparenza. Gli errori pesavano più dei cavalli, le traiettorie dovevano essere nitide. In questo quadro, Ricky Brabec ha cambiato idea all’ultimo. Ha piegato la gara alla sua testa.
Il californiano non ha forzato subito. Ha limato i rischi, ha marcato gli avversari, ha lasciato che fosse il terreno a parlare. Una strategia matura, quasi contraria all’istinto. Eppure, nelle giornate così, il conto torna. Meno salti nel buio, più costanza. Brabec non ha cercato l’effetto. Ha cercato il risultato.

La prima di Owes. Un sigillo che vale più di un dato cronometrico: è status, è ingresso nel giro che conta. Al momento non ci sono tempi ufficiali definitivi diffusi al pubblico per ricostruire i distacchi con precisione, ma il messaggio è chiaro. Owes ha colto il varco giusto e l’ha trasformato in vittoria di tappa.
Kevin Benavides si è preso la testa con un margine minimo. Irrisorio, quasi impercettibile. Quei secondi non ti permettono di respirare, ti costringono a guidare come se stessi sempre rispondendo a una domanda. Benavides lo sa: in una Dakar così, la leadership è un filo teso. Oggi è suo, domani dipende da come posi la ruota su una pietra.
Auto: drammi e conferme
Sul fronte auto la cronaca si fa brusca. Disfatta per Henk Lategan, che ha visto la sua giornata inclinarsi in fretta. La natura del problema non è stata dettagliata in modo ufficiale al momento della pubblicazione, ma l’esito sì: addio ambizioni di tappa, corsa in difesa. In alto, invece, è il giorno di Mattias Ekström. Guida pulita, ritmo alto, zero sbavature. È sua la speciale, con Nani Roma e Sébastien Loeb sul podio di giornata. Tre stili diversi, una stessa ossessione: tenere insieme velocità e lucidità.
Nasser Al Attiyah. Difende bene. Non si fa trascinare nel caos, non concede all’ansia di mordere. Accetta di perdere qualcosa sul passo puro pur di tenere le chiavi della gara. È un modo di correre che non fa rumore, ma che pesa. Ogni bivio è una scelta. Oggi Al Attiyah ha scelto il controllo.
Le moto ballano su distacchi che non perdonano, con Brabec e Benavides a scambiarsi la luce dei riflettori e Owes che pretende spazio. Le auto raccontano un’altra lezione: puoi volare come Ekström, puoi inciampare come Lategan, ma per vincere devi reggere la pressione come Al Attiyah.





