Leapmotor: sviluppo in corso per la nuova generazione della T03, tra design rinnovato e software avanzato

Scopri la nuova Leapmotor T03: una citycar elettrica che unisce design, qualità e intelligenza software. Con interni curati, un cervello digitale che impara e servizi connessi, è l’auto del futuro.

Una citycar elettrica che cresce senza perdere agilità: la nuova Leapmotor T03 promette più carattere, interni curati e un cervello digitale che impara nel tempo. Il cantiere è aperto, e i segnali raccontano un’evoluzione concreta, non un semplice restyling.

Leapmotor: Sviluppo in Corso per la Nuova Generazione della T03, tra Design Rinnovato e Software Avanzato
Leapmotor: Sviluppo in Corso per la Nuova Generazione della T03, tra Design Rinnovato e Software Avanzato

La Leapmotor sta lavorando alla prossima generazione della T03, e l’idea è chiara: migliorare dove conta. Più sostanza nel design, più qualità negli interni, più intelligenza nel software. Senza strappi, senza promesse facili.

Un passo indietro aiuta a capire il contesto. La T03 attuale misura circa 3,6 metri, omologa un’autonomia WLTP attorno a 265 km nelle versioni europee e rientra tra le citycar elettriche più accessibili. Nel 2024 è nata la joint venture con Stellantis per portare i modelli Leapmotor fuori dalla Cina: rete commerciale, assistenza e omologazioni europee. Una scelta che sposta l’asticella delle aspettative. La prossima T03 dovrà parlare un linguaggio più globale.

Design, spazio e qualità a misura di città

Le foto di progetto non sono pubbliche e i dettagli ufficiali non ci sono. Ma i segnali sono coerenti: linee più pulite, fari anteriori a firma luminosa, passaruota pieni che danno stabilità visiva. Dentro, materiali più piacevoli al tatto, sedili con migliore sostegno, vani portaoggetti disposti con logica. Sembra banale, ma in città fa la differenza.

Mi aspetto un bagagliaio più sfruttabile e una plancia ordinata con pochi tasti fisici essenziali e un display centrale ben integrato. Sulle citycar, la percezione di qualità non nasce dai millimetri, ma da piccoli gesti quotidiani: un raggio di sterzo corto, una retrocamera limpida, un sistema di climatizzazione rapido. Se hai mai cercato parcheggio a macchia di leopardo, sai quanto valga un volante preciso e una visibilità sincera.

E qui entra il punto centrale: la nuova T03 punterà forte sul software. L’azienda non ha diffuso schede tecniche, quindi niente numeri ufficiali su batteria, schermi o potenza. Ma la rotta è quella dei servizi connessi e degli aggiornamenti OTA che migliorano consumo ed esperienza nel tempo. Un assistente vocale più affidabile, un’app per gestire ricarica e preclimatizzazione, funzioni di pianificazione in base alla rete pubblica.

Sul fronte sicurezza, è realistico attendersi ADAS più maturi: frenata automatica avanzata, riconoscimento segnali, mantenimento di corsia nelle versioni meglio equipaggiate. Non parliamo di guida autonoma, ma di protezioni che riducono la fatica nelle tratte extraurbane. Per la batteria, l’attenzione sarà sull’efficienza: una citycar non vive di kWh giganteschi, ma di consumi bassi e ricariche brevi in corrente continua. Oggi la T03 si colloca nella fascia “urbana” anche per potenza di ricarica; la nuova generazione potrebbe ottimizzare la curva senza inseguire record da autostrada.

C’è anche un tema di ecosistema. Con la distribuzione europea e l’appoggio post-vendita della rete Stellantis, la T03 può aspirare a un ciclo di vita più trasparente: aggiornamenti pianificati, campagne di richiamo digitali, manuali chiari. È il genere di solidità che convince chi fa il salto verso l’elettrico per la prima volta.

Non tutto è scritto. Mancano conferme su capacità della batteria, dimensioni degli schermi, tempi di arrivo e prezzi. Meglio dirlo ora che rettificare poi. Ma il quadro che emerge è credibile: una T03 meno giocattolo e più strumento, con design curato e un’anima digitale che non si spegne al primo pieno di electroni. La vera domanda è semplice: quando un’auto di tre metri e mezzo smetterà di essere “piccola” ai nostri occhi, e diventerà, finalmente, la misura giusta delle nostre giornate?

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