Scopri la prossima DS N°7, il SUV compatto premium che promette di rivoluzionare il mercato. Con un design elegante, tecnologia avanzata e opzioni ibride ed elettriche, è l’auto del futuro
Una silhouette velata che taglia la pioggia sull’autostrada, fari sottili come sguardi, e quella sensazione – rara – che qualcosa di nuovo stia per rimettere in movimento la scena dei SUV compatti premium. La prossima DS N°7 non è ancora qui, ma la si sente già arrivare.
Chi segue il marchio lo sa: quando DS cambia pelle, lo fa con metodo. Le ultime immagini spia mostrano muletti ben camuffati. Il profilo appare più filante. Il posteriore è raccolto. Le superfici sono pulite. Non c’è nulla di barocco, solo tratti calibrati. Sembra la maturità di un progetto che vuole crescere senza perdere l’accento francese.

Il punto, però, non è solo lo stile. È l’idea di viaggio che la prossima SUV vuole proporre. Silenzio in città, sostanza in autostrada, tecnologia senza sovraccarico. Chi guida oggi chiede semplicità. Tasto giusto al momento giusto. Un infotainment rapido. Un’assistenza alla guida che aiuti, non invada. Qui DS, di solito, affina i dettagli meglio di molti.
Cosa sappiamo con certezza? La seconda generazione nascerà in Italia. L’assemblaggio è atteso nello stabilimento di Melfi, hub strategico del gruppo. Il cuore tecnico dovrebbe poggiare sulla piattaforma Stellantis di ultima leva, con architettura pensata per versioni full elettriche e varianti ibride. Il marchio ha già dichiarato la spinta verso l’elettrico; la presenza di opzioni ibride resterà comunque probabile in alcuni mercati. I tempi? L’appuntamento è fissato: debutto previsto a giugno 2026.
Cosa è lecito aspettarsi (e cosa no)
Le dimensioni cresceranno. Non ci sono numeri ufficiali, ma i prototipi suggeriscono qualche centimetro in più in lunghezza e passo. L’obiettivo è dare più agio alle gambe dietro e un baule meglio sfruttabile. Si intravede una firma luminosa più sofisticata. La tecnologia dei fari potrebbe alzare l’asticella, ma al momento non ci sono specifiche confermate. Anche l’abitacolo resta un mistero: è plausibile un disegno pulito, materiali a trama fine e comandi fisici essenziali accanto a un display rapido. Niente è definitivo, ed è giusto dirlo.
Sul fronte tecnico, la piattaforma elettrica di riferimento del gruppo dichiara, in configurazioni top, autonomie fino a 700 km WLTP. Sono valori di targa del costruttore e non un dato ufficiale per questo modello. Attese ricariche rapide nell’ordine di poco meno di mezz’ora dal 20 all’80%, a seconda della colonnina. Per le ibride, la logica è quella nota: trazione raffinata, consumi ottimizzati, zero emissioni in città su brevi tragitti. Esempio concreto: un pendolarismo urbano quotidiano in modalità EV, poi 400 km di autostrada nel weekend senza ansia da ricarica.
Come si posizionerà
La nuova seconda generazione cercherà lo spazio tra comfort alto di gamma e dinamica educata. Cerchi tra 19 e 21 pollici sono ipotizzabili, con tarature sospensive differenziate. L’assistenza alla guida di livello evoluto è attesa, ma le funzioni precise non sono confermate. Prezzi? Nessuna indicazione solida oggi. È verosimile un posizionamento coerente con il segmento premium europeo, con un delta a favore delle versioni elettriche dotate di batterie più capienti.
Una nota personale. Ho incrociato un muletto, coperto da strati di vinile, in una mattina di nebbia sulla tangenziale. Non faceva rumore, ma lasciava un’ombra lunga. A volte basta quello per capire dove andrà il mercato. La domanda ora è semplice: siamo pronti a un lusso più silenzioso, più preciso, meno esibito? Forse la risposta arriverà quando, a giugno 2026, apriremo la portiera e sentiremo il primo click. E capiremo che, sì, il futuro può anche parlare sottovoce.





