Scopri la nuova Xiaomi SU7: l’auto elettrica che punta a cambiare il gioco con più autonomia, potenza e sicurezza digitale. Un’innovazione che ridefinisce i limiti del possibile.
Un’auto elettrica che prova a cambiare la conversazione: meno ansia, più distanza, più fiducia. Xiaomi rimette mano alla sua berlina e mette sul tavolo cifre che fanno alzare lo sguardo.
La Xiaomi SU7 torna al centro della scena. Il piano per il 2026 non è un maquillage: è un pacchetto che punta a spostare l’asticella. La promessa è chiara. Più autonomia, più potenza, più sicurezza digitale. E un listino ricalibrato per tenere alta la pressione competitiva.
Xiaomi spinge su tre assi. Il powertrain riceve una taratura nuova. I motori elettrici guadagnano prontezza e spinta ai medi. La sensazione che vuole trasmettere è quella di un’accelerazione pulita, ripetibile, senza sforzo. Non ci sono ancora dati ufficiali su cavalli, 0-100 e capacità della batteria. L’azienda comunica solo un incremento di potenza e un affinamento dell’efficienza. Il messaggio è trasparente: prestazioni utili, non da poster.
Il punto che fa rumore arriva a metà della scheda tecnica. Xiaomi dichiara fino a 902 km (CLTC). È un numero che cattura. Va interpretato. Il ciclo CLTC è generoso per definizione. Nella guida reale, soprattutto in autostrada a 120 km/h, si può stimare un 20-30% in meno, a seconda di temperatura, gomme e carico. Resta un margine notevole per chi fa tragitti lunghi. E sposta l’asticella psicologica: oggi il pieno mentale vale quasi quanto il pieno di kWh.
Sul fronte ricarica, Xiaomi non ha pubblicato tempi certi per il 2026. Senza dati verificabili su architettura e potenza in corrente continua, conviene sospendere il giudizio. Ci si aspetta comunque una curva di ricarica più stabile e una gestione termica più attenta, coerente con l’obiettivo di autonomia.
Il secondo pilastro è la guida assistita. Il 2026 porta il LiDAR su tutte le versioni. È un segnale forte. Non solo per il marketing, ma per la qualità del rilevamento di ostacoli, margini e piccoli oggetti in scenari complessi. L’hardware non basta senza software. Xiaomi indica un’elettronica di controllo aggiornata e un pacchetto ADAS con funzioni più robuste in urbano e in extraurbano. L’abilitazione di feature avanzate dipenderà dalle omologazioni locali. È bene ricordarlo: alcune funzioni potrebbero arrivare a scaglioni o con limitazioni di mercato.
Capitolo prezzi. Il marchio parla di listini “rivisti”. L’intenzione è chiara: rendere la berlina elettrica più competitiva nel mercato domestico e pronta a eventuali sbarcate più ampie. Al momento non ci sono cifre definitive per i singoli allestimenti o per l’Europa. Finché i prezzi non sono pubblici, ogni confronto resta incompleto.
Quello che colpisce, però, è l’insieme. Una autonomia record, un sensore chiave esteso a tutta la gamma, una messa a punto che punta al concreto. Non è l’auto che urla, è l’auto che sussurra: ce la faccio, sempre. È questa la promessa implicita. E nel quotidiano conta quasi più dei decimi sullo 0-100.
C’è una scena che torna alla mente: la strada che si apre dopo un casello, il traffico che si dirada, il pedale che chiede solo fiducia. Se l’aggiornamento 2026 manterrà queste promesse, la domanda non sarà “fin dove arrivo”, ma “dove voglio andare oggi?”. E forse è lì che un’auto cambia davvero il nostro modo di muoverci.
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