Scopri come l’aumento dei pedaggi autostradali nel 2026 potrebbe influire sul tuo bilancio mensile. Analizziamo le tratte più colpite e come gestire al meglio i tuoi tragitti quotidiani.
Un aumento medio piccolo, ma che si sente nel quotidiano: qualche centesimo in più a barriera può cambiare un bilancio mensile, soprattutto per chi vive l’autostrada ogni giorno. E in un paio di tratte l’incremento non è solo percezione.

Quest’anno i pedaggi autostradali cambiano in modo ordinato, senza scossoni. L’aggiornamento parte dal 1° gennaio 2026 e segue l’adeguamento all’inflazione. La rete nel suo complesso si muove insieme, ma non tutte le tratte fanno lo stesso passo. La differenza, a fine mese, si misura nei rimborsi spese dei pendolari e nei conti delle aziende con flotte su strada. Lo vedo ogni volta al casello: la moneta in più resta in mano, ma la somma si sposta sullo scontrino.
Cosa cambia dal 1° gennaio 2026
Secondo i dati ufficiali, sulle arterie principali l’aumento medio è dell’1,5%. Le grandi concessionarie si allineano: Autostrade per l’Italia, Brescia–Padova, Autovia Padana, Milano Serravalle, Tangenziale di Napoli e altre applicano questa forchetta. In termini pratici: su un pedaggio di 5 euro, l’incremento dell’1,5% vale 7,5 centesimi. Poco su una corsa, non poco su cento.
Non tutte le tratte però aumentano. Alcuni segmenti gestiti da Concessioni del Tirreno lungo A10 e A12, oltre a porzioni di Ivrea–Torino–Piacenza e della Strada dei Parchi, non registrano rincari o mostrano variazioni negative quando previste dai contratti. Il quadro puntuale dipende da tratta e casello. Se serve un valore esatto, è corretto verificare con i canali ufficiali del gestore prima di mettersi in viaggio.
Dove l’aumento pesa di più
Il rincaro più evidente, in termini percentuali, riguarda la Salerno–Pompei–Napoli (concessione Salerno–Pompei–Napoli S.p.A.): +1,925%. È vicino ai due punti rispetto al 2025. Qui l’autostrada è vita quotidiana: pendolari tra scuole, tribunali, porti, turismo tutto l’anno. Un esempio semplice: su un pedaggio di 3 euro, il +1,925% significa circa 6 centesimi in più. Su un abbonamento mensile o su decine di transiti, la cifra diventa concreta.
Sull’asse nord‑sud, l’Autostrada del Brennero segna un +1,46%. È leggermente sotto l’1,5% medio, ma resta superiore a molte tratte “standard” che quest’anno hanno registrato scostamenti ancora più contenuti. Anche qui il dettaglio fa la differenza: trasporto merci, stagionalità turistica, frequenza dei transiti. Chi gestisce una flotta sa che lo 0,1% su migliaia di chilometri non è un dettaglio.
Il resto della rete autostradale si conferma attorno all’1,5%. È un aumento prevedibile, coerente con l’inflazione programmata. Ma la vita reale è fatta di abitudini: il casello spostato di un’uscita, la scelta dell’orario, il mix tra strade statali e autostrade. Anche gli strumenti di telepedaggio e i piani cliente possono influire sul conto finale. Le cifre effettive, alla fine, dipendono dal percorso e dall’arrotondamento applicato.
Il punto, forse, è un altro: come trasformare un piccolo rincaro in un’occasione per guidare meglio i propri tragitti. Una mappa aggiornata, due alternative provate sul campo, un occhio ai tempi reali. All’alba, con l’asfalto che ancora riflette, vale la pena chiedersi: qual è la mia rotta giusta oggi?





