Un’auto che si finge discreta finché non la ascolti: la Cupra Formentor VZ5 aggiorna lo stile, salva l’anima a cinque cilindri e ti ricorda perché guidare può ancora essere un atto di piacere consapevole.
Da lontano non grida. Da vicino, sì. Il frontale ridisegnato mette in chiaro l’intento: nuovi fari Matrix LED, griglia a maglie più ampie e splitter in fibra di carbonio che non è solo scena. Dietro, paraurti ad hoc e gruppi ottici a tre elementi con marchio retroilluminato. È una crossover sportiva che sceglie la presenza, non la teatralità.
Dentro, l’ergonomia ha la precedenza. Lo schermo dell’infotainment da 13 pollici è nitido e reattivo; i comandi clima a sfioramento ora sono illuminati e si trovano al volo anche al buio. Le finiture attorno al selettore marcia sono più pulite; il tunnel centrale ha inserti rivisti. I sedili Cup Bucket abbracciano senza comprimere. Con il pacchetto Extreme arrivano le pinze Akebono a sei pistoncini: mordono con progressione, non con isteria. L’impianto Sennheiser con 12 speaker e 390 W crea un palco sonoro coerente; non sostituisce il motore, lo accompagna.
È qui che capisci il progetto: una power wagon in abito lucido, capace di caricare passeggino e due valigie importanti senza rinunciare alla postura giusta al volante. Una scelta rara in tempi di compromessi frettolosi.
Il punto centrale arriva alzi il cofano. Rimane il 2.5, il carismatico: un 5 cilindri che in questa versione eroga 390 CV e 480 Nm. Nessuna limitazione d’erogazione dichiarata. È il noto 2.5 turbobenzina “strappato” alla famiglia di Ingolstadt, qui innestato su trazione evoluta. Il cambio DSG a 7 rapporti prende il ritmo subito: in città scorre, in montagna si fa tagliente e preciso.
La meccanica è il manifesto. Il telaio resta rigido quanto basta, ma gli ammortizzatori lavorano. Si viaggia sul velluto in autostrada, si danza tra i tornanti. L’asse posteriore ospita il vero asso: il Torque Splitter. Distribuisce coppia alla ruota che serve. Le modalità Cupra e Drift fanno il resto. Non è uno scherzo: si può impostare l’auto sulle dita, modulando l’angolo con il gas più che con l’ansia.
Un aneddoto dice più di mille grafici. Un tratto chiuso nei pressi di Barcellona, ritmo da cronoscalata, Jordi Gené davanti a dettare il passo. La VZ5 ci entra leggera, esce piena, canta. Il sound del cinque cilindri non è un rumore: è un segnale. Sale, vibra, strappa sorrisi anche a chi crede di averle sentite tutte. E poi frena dritta, non si scompone, riparte con quella spinta densa che non ammette repliche.
I numeri che contano? Quelli già citati e un fatto: ne costruiranno solo 4.000 unità a livello globale, anche con guida a destra. Non abbiamo dati ufficiali aggiornati su pesi o tempi sullo 0-100 per questa iterazione del facelift; i valori potrebbero differire da precedenti omologazioni, quindi meglio non improvvisare.
Alla fine resta una domanda semplice: in un’epoca che corre verso il silenzio, quanto vale ancora il carattere meccanico? La Formentor VZ5 risponde con un timbro inconfondibile. La ascolti svanire tra gli alberi, un coupé alto che piega la luce dei Matrix LED sui muretti: e capisci che certe emozioni non chiedono il permesso, arrivano e basta.
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