Fleximan è tornato? Sabotaggio di Autovelox nel Ravennate Riaccende i Sospetti

Una nebbia fitta. Una strada silenziosa. Un palo che viene giù in pochi minuti. Nel Ravennate, il caso “Fleximan” torna a bussare alla porta dell’opinione pubblica, riaccendendo la domanda che molti evitano: dove finisce la protesta e dove inizia il reato?

C’è una relazione controversa tra italiani e sistemi di controllo della velocità. Gli autovelox riducono gli incidenti sulle tratte critiche. Ma generano anche sfiducia quando appaiono messi per “fare cassa”. I dati dicono che la velocità uccide. Secondo Istat 2022, gli incidenti stradali sono stati oltre 165 mila, con più di 3.100 vittime. È un quadro che legittima i controlli. È anche un contesto dove ogni abuso percepito accende micce culturali.

Autovelox nuove polemiche
Fleximan è Tornato? Sabotaggio di Autovelox nel Ravennate Riaccende i Sospetti

In questo clima si muove la figura, mediatica più che certa, di Fleximan. Il nome non è confermato e l’identità non esiste negli atti. Esiste però una scia di dispositivi recisi. Dall’estate 2023 in poi, sono 24 gli apparecchi troncati tra Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e oltre. Da Bosaro e Baruchella, nel Rodigino, ai due interventi sulla Tangenziale di Asti. Dal redditizio velox del Passo Giau sopra Cortina, al Tutor tagliato sulla Cispadana fra Boretto e Gualtieri.

L’onda lunga di questa stagione ha toccato la politica e i sindaci. “Non condivido questa giustizia fai da te, che però ci deve far riflettere”, diceva a gennaio 2024 Antonella Argenti, sindaco di Villa del Conte (Padova). Il codice è meno sfumato: ogni palo tranciato configura un danneggiamento aggravato di un bene pubblico. L’articolo 635 del Codice penale prevede la reclusione da sei mesi a tre anni. La responsabilità penale è personale. Le indagini sono in corso in diversi fascicoli.

Il misterioso caso di Fleximan: l’ultimo taglio nel Ravennate

Il fatto nuovo arriva alla fine del 2025. Nella notte tra 29 e 30 dicembre, alle 2, un Velocar sulla Statale 16 Adriatica, a Mezzano (Ravenna), viene segato in due. Il palo cede. La nebbia copre movimenti e rumori. Il modus operandi richiama episodi precedenti: un flessibile portatile, un taglio rapido, una fuga senza tracce utili. Carabinieri e Polizia Locale indagano. Non ci sono conferme sull’autore. Non ci sono rivendicazioni verificate. Ci sono, invece, un danno pubblico e una comunità che si interroga.

Questo ennesimo colpo riapre un tema operativo: criteri di posizionamento, segnaletica, omologazioni, controllo dei flussi. Gli enti locali difendono gli impianti come dispositivi di sicurezza. Gli automobilisti chiedono coerenza tra pericolo reale e limite imposto. Le cronache mostrano che la trasparenza riduce i conflitti. Pannelli chiari, mappe accessibili, report periodici su incidenti e sanzioni aiutano a distinguere la prevenzione dal sospetto di fiscalità creativa.

Resta il punto: è possibile abbassare la velocità media senza alzare la tensione sociale? Gli esempi non mancano. Dove i Comuni pubblicano i dati di incidentalità prima e dopo l’installazione, il consenso cresce. Dove gli impianti si spostano su tratti davvero critici, le multe calano ma calano anche i feriti. La tecnologia funziona quando è percepita come leale.

Ora, nel buio umido della pianura ravennate, la storia di Fleximan sembra ripartire. Ma un palo in meno non fa una strada più sicura. Una regola chiara sì. Un controllo giusto, anche. La domanda rimane sospesa nell’aria fredda d’inverno: sapremo trasformare un braccio di ferro clandestino in un patto esplicito tra chi guida e chi tutela?

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