La Lamborghini sta vivendo un periodo d’oro sul fronte commerciale, e c’è un piano ben preciso dietro a tutto questo, che coinvolge i lavoratori. Ecco perché questa idea è pronta per fare scuola.
Per l’industria automobilistica italiana sono tempi duri, ed a salvarsi sono i costruttori attivi nel mondo delle supercar. Che la Ferrari stia volando da anni non è certo una novità, ma da qualche tempo anche la Lamborghini sta crescendo a dismisura, grazie ad una gamma che piace alla clientela. Sono state vendute ben 10.687 auto nel corso del 2024, il record storico per la casa del Toro, e l’intenzione è quella di proseguire su questo trend.
Al giorno d’oggi, la Lamborghini vende tutte auto Plug-In Hybrid, iniziando questo percorso volto all’elettrificazione con la Revuelto, che ha rimpiazzato la Aventador. In seguito, è toccato alla Urus SE, il SUV divenuto ibrido, per poi lasciar spazio alla Temerario, la sostituta della Huracan, che ha adottato un motore V8 biturbo da 920 cavalli elettrificato, in grado di girare a 10.000 giri al minuto. Nel frattempo, la casa di Sant’Agata Bolognese ha adottato anche la settimana corta, un percorso sperimentale che ha dato i risultati sperati.
Diverso tempo fa, la Lamborghini ha avviato la settimana lavorativa di quattro giorni, detta anche settimana corta, ed i risultati sono stati molto positivi. In base ai dati, segnaliamo un numero minore di assenza per malattia, mentre la produttività è aumentata, e gli infortuni sono diminuiti. Inoltre, c’è un chiaro aumento del tasso di soddisfazione per i lavoratori. A distanza di due anni dall’avvento di questa formula, il bilancio è chiaramente positivo secondo quanto comunicato dalla casa italiana.
I turni sono alterni in questo sistema. Nello specifico, i reparti di montaggio di Revuelto e Temerario vedono i lavoratori impegnati per quattro giorni in una settimana e cinque in quella successi. Nella produzione della Urus e nel reparto verniciatura, il modello comprende due settimane brevi seguita da una più lunga. La Lamborghini, in termini di contratto, offre una retribuzione superiore del 40% rispetto al contratto nazionale dei metalmeccanici, con premi produzione che raggiungono quasi i 6.000 euro. Inoltre, c’è l’opzione flessibile dello smart working, sino ad un massimo di 12 giorni al mese, anche se la media attuale si attesta tra i 5 ed i 6 giorni. Dunque, tutto procede a gonfie vele, e c’è un ottimismo crescente in chiave futura.
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