La Cina è il paese meglio messo dal punto di vista dello sviluppo dell’auto elettrica, e dall’Europa è arrivato una sorta di ricatto.
Ormai lo sanno tutti, la Cina è il nuovo che avanza all’interno del settore automotive, un paese che si è fatto strada nel corso degli ultimi anni sino a diventare una vera e propria potenza. Nessuno è ai livelli del paese del Dragone sul fronte dell’auto elettrica, considerata da tutti come il futuro della mobilità, anche se le vendite, almeno per il momento, non confermano questo ideale.
La Cina è avanti anni luce in termini di risparmio sui costi di produzione, in particolare modo sulle batterie, che rappresentano la gran parte del costo di un’auto elettrica. In tal senso, l’Europa ed il resto del mondo hanno tanto da recuperare, e per accelerare i tempi, è arrivata una richiesta che è simile ad un ricatto alla Cina, e che si collega al tanto discusso tema dei sussidi. Andiamo ad analizzare quella che è una situazione carica di tensione, ed in cui è fondamentale non sbagliare neanche una mossa.
La Commissione europea ha il chiaro obiettivo di contrastare la Cina nello sviluppo delle tecnologie per la transizione ecologica, tra cui le batterie utili ad alimentare le auto elettriche. Secondo quanto è stato riportato dal “Financial Times, Bruxelles vuole obbligare le case cinesi a trasferire i loro brevetti alle imprese europee, con il vantaggio, per la Cina, di poter accedere ad eventuali sussidi in futuro. Dunque, l’Unione Europea vuole usare il pugno di ferro, in modo da provare a chiudere il gap tecnologico con il paese asiatico.
L’Unione Europea vuole dunque disegnare un nuovo equilibrio in vista dell’erogazione dei fondi che saranno assegnati a dicembre, con un bando da un miliardo di euro per sviluppare e poi produrre le batterie delle auto elettriche in Europa. L’obiettivo è quello di poter entrare in possesso del know-how tecnologico della Cina, ma sarà da capire se il Governo ed i vari costruttori del paese del Dragone accetteranno una soluzione di questo tipo.
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