Il crollo della Volkswagen è ormai ben noto, ma ora le parole del CEO sono la mazzata finale alle speranze degli impiegati. I dettagli.
La Germania è uno dei paesi peggio messi sul fronte del settore automotive, e la fotografia di tutto questo è senz’altro ciò che sta vivendo la Volkswagen da ormai diversi anni. La casa di Wolfsburg è pronta per chiudere almeno 3 stabilimenti in patria e per tagliare migliaia di posti di lavoro, e pare proprio che non ci siano soluzioni alternative a questa situazione.
La settimana scorsa è arrivata un’altra notizia drammatica per i lavoratori, con la Volkswagen che ha scelto di chiudere lo stabilimento Audi di Bruxelles, e presto avverrà lo stesso in Germania. Dal 1937, anno della sua fondazione, la VW non aveva mai chiuso neanche un sito di produzione in patria, ed ora sono addirittura tre quelli a rischio. Nello specifico, presto cesseranno l’attività Karmann di Osnabruck, quella di Emden e quello di Dresda. La conferma è arrivata direttamente dal CEO Thomas Schafer, che ha fotografato il drammatico momento del gruppo tedesco.
L’industria automotive tedesca è sul filo della bancarotta, come dimostrano i tagli effettuati anche da colossi della fornitura di componenti come Bosch e Schaeffler, per non parlare del fallimento, già reso noto, della Iwis Mechatronics. Ovviamente, la situazione che più fa discutere è quella che vive la Volkswagen, che presto licenzierà migliaia di dipendenti. A parlare delle possibili soluzioni future per risolvere la grave crisi attuale è stato il CEO Thomas Schafer, che ha deciso di non usare giri di parole per descrivere quanto sta accadendo al marchio teutonico.
Ecco le parole del CEO Volkswagen: “Qualsiasi soluzione deve ridurre sia la sovracapacità che i costi. Non possiamo semplicemente mettere un cerotto sulla ferita, continuando a trascinarcela dietro perché dopo tornerebbe a farci male in maniera seria. Una riduzione degli organici? Ci vorrebbe troppo tempo, non ha senso ritardare la ristrutturazione sino al 2035, la concorrenza, per quel momento, ci avrebbe già distaccato. Dobbiamo tagliare sui posti di lavoro e chiudere alcuni impianti, non ci sono altre soluzioni al momento“.
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