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Dieselgate: la cifra shock pagata da Mercedes-Benz negli USA per chiudere il caso emissioni

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Un’altra onda lunga del Dieselgate arriva dagli Stati Uniti. Il conto non è ancora chiuso e i numeri, questa volta, non sono solo un titolo: pesano sui bilanci e sulla fiducia. Qui sotto trovate cosa cambia davvero per Mercedes e per chi guida quei diesel.

Il Dieselgate non è un capitolo archiviato. Negli Stati Uniti torna a bussare ai conti e alla reputazione di un marchio simbolo come Mercedes-Benz. Non è solo una questione di multe o di tribunali: in gioco ci sono fiducia, credibilità industriale e il rapporto con migliaia di automobilisti che aspettano risposte definitive.

Dieselgate: Mercedes-Benz paga 150 milioni di dollari negli USA per chiudere il caso emissioni – Dettagli dell’accordo

Dal 2015 in poi, lo scandalo sulle emissioni ha lasciato una lunga scia di verifiche, richiami e accordi transattivi. Ogni nuovo passaggio riapre lo stesso interrogativo: quanto pesa ancora quel passato sui costruttori europei e quanto costa, oggi, chiuderlo davvero.

Un accordo che parla chiaro

Negli ultimi mesi la filiale statunitense di Mercedes-Benz ha raggiunto un’intesa con le autorità di 48 Stati americani, oltre a Porto Rico e al Distretto di Columbia. L’accordo prevede un esborso complessivo di 149,6 milioni di dollari per chiudere un ulteriore filone legato alle emissioni dei motori diesel.

La struttura è articolata. 120 milioni vengono destinati direttamente agli Stati coinvolti. I restanti 29,6 milioni sono legati agli interventi concreti sui veicoli: l’importo si riduce di 750 dollari per ogni auto che viene aggiornata, ritirata o riacquistata dalla Casa.

Interventi tecnici e tutela dei clienti

Sul piano operativo, Mercedes dovrà intervenire su 39.565 veicoli che, fino ad agosto 2023, non risultavano ancora adeguati. Il piano prevede la sostituzione dei software contestati e un pacchetto di compensazioni per i clienti coinvolti.

Ogni proprietario idoneo riceverà 2.000 dollari e un’estensione della garanzia. Sono inoltre previsti obblighi stringenti di compliance e di monitoraggio, pensati per evitare il ripetersi di violazioni simili in futuro. Tutto resta subordinato alla convalida di un giudice federale, passaggio formale ma decisivo.

La linea ufficiale di Mercedes

La Casa tedesca continua a respingere ogni accusa di responsabilità diretta. Nelle comunicazioni ufficiali definisce le contestazioni infondate e sottolinea come gli oneri economici siano già coperti da accantonamenti a bilancio. Secondo l’azienda, l’intesa permetterebbe di chiudere definitivamente i contenziosi ancora aperti negli Stati Uniti su questo fronte.

Un passato che pesa ancora

Non è la prima volta che Mercedes affronta un conto così salato. Nel 2020 Daimler aveva già firmato un patteggiamento da circa 1,5 miliardi di dollari con il governo federale USA e con le autorità della California, tra sanzioni e misure correttive. L’accordo attuale si inserisce nella stessa traiettoria: sanare il passato per ridurre l’incertezza legale e industriale.

Cosa cambia per chi guida oggi

Per gli automobilisti coinvolti, il risultato è concreto: aggiornamenti software, maggiori coperture in garanzia e rimborsi economici. Per i mercati finanziari, invece, significa ridurre un rischio pendente e dare maggiore stabilità ai conti del gruppo.

Restano fuori eventuali procedimenti non citati nei documenti pubblici. Al momento, però, non emergono conferme ufficiali su altri fronti aperti.

Il Dieselgate ha insegnato che la fiducia è un capitale fragile. Servono anni per costruirla e pochi istanti per perderla. Accordi, audit e controlli sono passaggi necessari. Ma la vera partita si gioca lontano dai tribunali: nell’affidabilità quotidiana di un’auto, nel rispetto dell’ambiente e in quella sensazione, sempre più rara, che un marchio mantenga davvero le promesse.

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