La Casa torinese sta attraversando una crisi profondissima. L’ennesima batosta per il costruttore italiano, appartenente al Gruppo Stellantis, è arrivata da una sentenza del Tribunale.
FIAT potrebbe fallire? E’ la domanda che iniziano a farsi gli esperti del settore che stanno costatando come in un mondo globalizzato il marchio piemontese non riesca ad avere più appeal. Certo, sfogliando le statistiche nostrane, sono diversi i modelli FIAT che hanno registrato vendite importante, in primi la Panda. Tuttavia, i player sono aumentati e le regole del gioco sono cambiate. Il crollo dello scorso anno di Stellantis ha portato all’exit dell’ex a.d. Tavares, senza dimenticare che il nostro Paese non sembra proiettato alla tecnologia di domani.
La FIAT sta facendo fatica nel settore elettrico, non riuscendo ad evolversi. Negli anni ’70, la Fiat affrontò una profonda crisi che culminò nella “marcia dei quarantamila”, oggi silenziosamente Melfi è diventata capitale della crisi dell’auto in Italia. Profondo rosso nei ricavi, tagli al personale, una tempesta perfetta dove il Gruppo Stellantis, capitanato da Elkann, è alle prese con una molteplicità di difficoltà che vanno dai dazi donali di Donald Trump, all’espansione asiatica delle EV, in una Europa sempre più green e sempre più attenta alle normative da far rispettare nei Paesi membri.
La famiglia Elkann è impegnata in un’annosa lotta legale, tra madre e figli, che vede, forse, non è ancora detto, John Elkann a Torino il prossimo settembre, in Tribunale. All’orizzonte c’ è la possibile acquisizione della Ford da parte di Stellantis, per aggirare il problema dazi in America e un passato, ora, da cancellare su scelte volute all’epoca da Sergio Marchionne, uomo di genio, che ha trasmesso valori e prospettive alla FIAT, a suo tempo sull’orlo del baratro. Ma molto la FIAT deve al contributo offerto in vita da Marchionne.
Un tribunale della provincia cinese dello Hunan ha dichiarato la bancarotta e la contestuale liquidazione della Gac-Fiat Chrysler Automobiles, la joint venture nata nel 2009 da un accordo tra l’allora Fiat e Guangzhou Automobile Group e destinata, nelle intenzioni del costruttore torinese, a rilanciare la sua presenza in Cina. Il progetto non è andato a buon fine e Stellantis ha avviato un’istanza per l’accesso alle procedure fallimentari in Cina, con la dichiarazione di bancarotta.
La vicenda si può considerare chiusa, archiviata, ma dicerto è una piaga dolorosa in questo momento dove il Gruppo è in sofferenza: Maserati ha registrato perdite record pari a 701 milioni di euro. Stellantis è stata costretta a immettere 350 milioni di euro per salvare il marchio. Inoltre, il Gruppo ha richiamato presso le officine oltre 200 mila auto con motori 1.2 PureTech a rischio incendio. Stellantis e i lettori si augurano e aspettano tempi migliori.
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