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Gianni Agnelli, l’unica volta che scelse “l’Inter”: la Ferrari che tutti gli invidiavano (VIDEO)

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Davide Russo

Gianni Agnelli, data la sua posizione privilegiata, poteva avere qualsiasi auto al mondo. Tra le sue tante Ferrari privilegiò un modello leggendario.

La vita di Gianni Agnelli è stata condita da pochi bassi e tantissimi alti in materia di automobili. Il numero 1 della FIAT riuscì ad evitare che la Ferrari finisse nelle mani della Ford. Il torinese creò un impero e si concesse dei lussi da vero principe.

Gianni Agnelli, al sua Ferrari del cuore (Ansa) Derapate.it

La collaborazione tra Pininfarina e la Ferrari cominciò con la realizzazione della 212 Inter. Nel 1951 la Scuderia era già protagonista con Giannino Marzotto e Franco Crosara sulla 195 S nella Mille Miglia 1950. Dopo il successo in pista, al salone di Parigi, il 5 ottobre 1951, la casa di Maranello presentò una versione depotenziata della 212 Inter. Dopo il successo della 195 S del 1950 nel segmento delle auto di lusso, la 212 ripresentava il non plus ultra con una carrozzeria elegante, frutto della collaborazione con Vignale di Torino. La meccanica fu quasi invariata rispetto al modello precedente, mentre fu incrementato il passo, che venne portato a 2600 mm.

Tra il 1951 e il 1953 ci furono le versioni cabriolet di Pininfarina e Vignale, e le coupé di Ghia, Pininfarina, Vignale e Touring. I motori avevano diverse alimentazioni, una con un solo carburatore da 32DCF una con 3 carburatori 32DFC ed un’ultima con 3 carburatori 36DCF (212 Inter – 1952). In America impazzirono per questo modello, soprattutto dopo il successo di Piero Taruffi e Luigi Chinetti alla II Carrera Panamericana 1951 a bordo di una coupé 212 Vignale. La vettura continuò ad essere protagonista in competizioni come la Mille Miglia e la 24 Ore di Le Mans fino al 1955.

Gianni Agnelli, la sua Ferrari del cuore

Il lancio della 212 Inter segnò l’inizio di una collaborazione duratura con Pininfarina. Quest’ultimo creò nel ’52 due eleganti cabriolet, uno nero commissionato dal cliente Georges Filipinetti, ed uno argento metallizzato, presentata al salone di Parigi di quello stesso anno. Il bicolore blu 456 era il marchio distintivo dell’Avvocato che adorava che la sua Ferrari avesse un accostamento al bianco magnolia del padiglione.

Ho sempre guidato volentieri e veloce – dichiarò Gianni Agnelli – C’è un particolare momento, al mattino tra le quattro e le sei, in cui si tengono i fari dell’auto ancora accesi, mentre quelli che si sono appena svegliati non accendono le luci. Ad esempio i macellai con i loro camion, alla mattina, quando vanno al mercato. E io sono andato proprio a finire contro uno di questi”. Le parole riportate dai colleghi del Corriere della Sera testimoniano tutta la temerarietà dell’Avvocato.

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