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Altro che Ferrari, questa muscle car americana ora è un proiettile: le modifiche “italiane” fanno la differenza

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Davide Russo

Non tutti in Italia sono amanti dell’eleganza tipica delle nostre sportive. Date un’occhiata ad una leggendaria muscle car rivisitata per diventare una regina sulle nostre strade.

Se pensate alle nostre città e, in generale, all’ampiezza delle strade italiane rispetto a quelle statunitensi capirete il motivo per il quale auto come la FIAT 500 non avrebbero mai potuto rispondere alle esigenze degli americani. Negli USA le vetture devono percorrere lunghissime distanze e anche la sportività ha assunto forme più ampie.

Dodge Charger – Derapate.it

La potenza delle muscle car fa al paio con dimensioni mastodontiche in alcuni casi. Non si ha la concreta percezione delle pony car finché non le si paragona con i modelli sportivi nostrani. C’è chi non si è voluto accontentare di una sportività classica Made in Italy e ha preferito importare un’auto cult americana per impreziosirla di dettagli che l’hanno resa ancor più performante. La vettura in questione è la Dodge Charger, figlia di un’epoca d’oro per le muscle car.

La rivisitazione della leggendaria Dodge Charger

Catapultiamoci al 1969, in un’epoca in cui le auto dovevano far rumore prima di tutto. Il profilo jet della Charger, introdotto un anno prima, fu un successo strepitoso e la Winged Warrior, la Dodge Charger Daytona, demolì tutti i record di velocità sugli ovali ad alta velocità, raggiungendo le 200 miglia orarie (320 km/h). Ecco quale è l’auto più potente del mondo. Agli italiani piacevano di più le auto sinuose e con meno cavalli. Era veramente raro toccare con mano la carrozzeria di un potente modello della Dodge a quei tempi. Oggi si organizza nella piccola città di Lignano, nel Nord Italia, un evento che riaccende la passione dei petrolhead.

La Charger del 1969 è famosa per il suo personaggio “Generale Lee” nella popolarissima serie televisiva “Hazzard”, facendola diventare una vettura pronta a tutto. Il pacchetto R/T era stato lanciato nel 1967 sulla road runner Dodge, e diede la percezione del potenziale immenso della vettura. Il pacchetto opzionale Road/Track era composto da due motori (il 440 era di serie e il 426 Hemi come alternativa) e impreziosita da sospensioni e freni estremi per raggiungere le massime performance.

Stefano Roccatello è un appassionato di auto italiano con il pallino per le muscle car americane. La sua Dodge Charger 440-4 del 1969 è un capolavoro. Roccatello possiede una Charger da 7,2 litri che non è una R/T, perché è una restomod. La rivisitazione è di quelle che vi terrà incollato allo schermo. Non vi vogliamo anticipare troppo, vi lasciamo al video del canale YouTube Autoevolution.

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