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Alfa Romeo, il modello che ha rotto tutti gli schemi: altro che Quadrifoglio

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Davide Russo

Il marchio del Biscione ha prodotto vetture leggendarie. Tra le tante Alfa Romeo non possiamo dimenticare un modello che ha fatto la storia negli anni ‘80.

I puristi del brand milanese hanno avuto il piacere di guidare auto iconiche. Molto prima della moda dei SUV che hanno invaso la gamma attuale dell’Alfa Romeo, si puntava su modelli sportivi nudi e crudi. Auto come la Giulietta che hanno fatto impazzire una generazione di giovani. Non ci riferiamo all’ultimo modello uscito di produzione nel 2020, ma a quello che sconvolse con un ruggito gli anni ’80.

Logo Alfa Romeo (Adobe) derapate

Quarant’anni fa l’Alfa Romeo svelò al mondo la Giulietta “84”. Un restyling che metteva in risalto i paraurti ridisegnati, la mascherina anteriore, il retrotreno e un nuovo abitacolo. La gamma ’84 comprendeva la Giulietta 1.6, la 1.6 L, la 1.8, la 2.0, la 2.0 TD, la 2.0 TD L. Inoltre furono proposte le 2.0 Turbo Autodelta con un 4 cilindri 2 litri turbocompresso da 1962 cm³ da 170 CV con un look racing caratterizzato da spoiler, cerchi in lega e paraurti maggiorati, potendo fregiarsi anche di interni sportivi.

Per chi non lo conoscesse il marchio Autodelta era il reparto sportivo della casa milanese. Realizzarono soli 361 unità di questo modello, ma non scese mai in pista. A differenza della Giulia e della 75 la Giulietta non prese parte a gare automobilistiche. Avrebbe meritato di trovare uno spazio all’interno del panorama del Motorsport, soprattutto grazie a delle prestazioni che avrebbero fatto faville.

Gli specialisti misero a punto un bolide che si distingueva per una carrozzeria che sprigionava un senso di forza e superiorità. Gli appassionati ricorderanno il pacchetto con i cerchi in lega da 14 pollici, il poderoso scarico posteriore e uno spoiler anteriore con fendinebbia integrati. Nella colorazione nera metallizzata con una striscia rossa lungo il profilo della vettura era un sogno. Le sensazioni erano quelle di un’auto senza compromessi.

L’Alfa Romeo Giulietta

I sedili con poggiatesta a rete, il volante in pelle della Momo e una sportivissima plancia indicavano la pressione del turbo con un manometro che spiccava nell’abitacolo. Gli specialisti Autodelta decisero di equipaggiare la vettura con un grintoso motore 2.0 a carburatori, sovralimentato con turbocompressore in grado di sprigionare 170 cavalli di potenza. Si trattava di una vettura che faceva impallidire i competitor che avevano scelto un propulsore a iniezione, mentre gli specialisti italiani preferirono puntare sulla turbina Avio con la carburazione.

Alfa Romeo Giulietta (Adobe) derapate

Il sound era da impazzire con un carattere ancor più aggressivo rispetto a tutti gli altri modelli della Giulietta. Lo scatto da 0 a 100 km/h era coperto in appena 7 secondi e per l’epoca si trattava di una tempistica impressionante. La velocità massima era di 206 km/h ma la vettura non era solo performante sui rettilinei, grazie ad una grande agilità se la cavava alla grandissima anche nel misto. Le sospensioni indipendenti con quadrilateri sovrapposti all’anteriore e le barre di torsione, il parallelogramma di Watt all’assale posteriore erano il top per l’epoca.

Un’esemplare oggi può valere intorno ai 40mila euro, ma qualora le condizioni fossero superiori a quelle comuni si potrebbe anche strappare una cifra superiore. Le moderne Quadrifoglio rappresentano un simbolo di sportività e passione, ma le Turbodelta prodotte dall’Autodelta erano il non plus ultra negli anni ’80.

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