Se ne sente parlare di frequente, ma in pochi veramente sanno cosa sia la galleria del vento. Ecco svelati tutti i suoi segreti.
Quando si tratta di veicoli ad alte prestazioni, una delle parole imprescindibili è “galleria del vento”. Che siano aerei, vetture o biciclette da competizione, non si può non passare da questo luogo prima della chiusura di una progettazione e l’avvio della fase produttiva. Per quale motivo? Vi chiederete.
La risposta è chiara. E’ qui che i tecnici e i designer studiano l’aerodinamica, ovvero l’interazione tra un oggetto in movimento, l’aria o il gas. Prima di capire perché sia tanto importante, dobbiamo prima chiarire di cosa si tratta.
Essenzialmente è un tubo in cui passa dell’aria ad una certa velocità. Il punto d’ingresso, denominato “convergente”, permette l’entrata della stessa e la sua accelerazione. Questa poi passa attraverso un filtro a nido d’ape che regola il flusso e diminuisce le turbolenze.
Si chiama invece “camera a basso turbolenza o camera di prova”, quella parte, tra il nido d’ape e la ventola, in cui viene posizionato l’elemento da verificare. Al suo interno vi sono numerosi sensori utili per misurare l’umidità e la densità dell’aria, nonché la velocità.
Una volta uscita dalla “camera di prova”, l’aria entra nel “divergente”, per rallentarne il passo. Il vento è creato, per risucchio, da una ventola posta a fine condotto, in modo da non innescare ulteriori turbolenze che potrebbero falsare gli esiti del test,
Due sono le tipologie esistenti: quella a ciclo chiuso e quella a ciclo aperto. Se quest’ultima riporta in circolo l’aria, la prima la espelle ed è più efficiente. Questo perché consente di alterare parametri come umidità, temperatura e pressione. E’ molto precisa, e viene adottata in ambienti di alto livello come la F1.
La Ferrari, a Maranello, ne usa una progettata da Renzo Piano, dotata di un tappeto rotante capace di simulare le condizioni di pista e l’impatto del vento sulle gomme.
Come abbiamo detto, questa struttura serve a capire come si comportano i flussi sugli oggetti. Portanza, carico e resistenza sono i valori fondamentali che possono essere misurati. Ma come si fa a vedere l’aria? I progettisti di solito sfruttano dei fili di lana attaccati alla superficie, dei laser, piuttosto che un getto di vapore che colpisce l’elemento e ne segue la forma. I flussi generano delle turbolenze che i sensori inviano ai computer per renderli studiabili.
Incredibilmente queste tecniche vengono utilizzate anche per lo studio del comportamento dei palloni da calcio. Ad esempio se si effettua un tiro a giro, la palla comincia a ruotare, ma le turbolenze che si generano, rallentano il suo movimento.
Dalla galleria del vento passano anche altri tipi di studi, come la resistenza di un ponte al vento, o quanta aria è in grado di circolare tra gli edifici di un quartiere di una città.
Gli atleti stessi, per testare e implementare i loro caschi, le tute e l’equipaggiamento vario, si sottopongono alla prova. Con i dati raccolti cercano poi il modo per recuperare quei decimi che potrebbero rivelarsi decisivi per la vittoria.
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