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Formula 1

Vi ricordate della Toyota? Ecco perché non corre più in F1

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Giovanni Messi

La Toyota ha fatto parte del mondiale di F1 per tanti anni, ma ha poi deciso di mollare tutto. Proviamo a capire i motivi dell’addio.

La storia della F1 è stata caratterizzata dalla presenza di tanti costruttori, che hanno sempre voluto sfruttare questa vetrina per promuovere il loro prodotto. Seppur con esiti fallimentari, questo tentativo è stato fatto anche dalla Toyota, che esordì nel Circus nel lontano 2002.

Toyota con Jarno Trulli in Francia nel 2008 (ANSA)

Il colosso giapponese si presentò al via dopo investimenti milionari, assicurandosi tanti brillanti tecnici, che però non hanno mai prodotto dei progetti di alto livello. Anche un grande talento italiano come Jarno Trulli ne ha fatto le spese, ed oggi vi spiegheremo i motivi dell’addio di questo marchio.

Toyota, ecco il motivo dell’addio alla F1 a fine 2009

La crisi economica che scoppiò nel 2008 si allargò a macchia d’olio, uscendo dalle questioni meramente bancarie e finanziarie, ed andando a finire anche nel motorsport. Negli anni Duemila, oltre alla Toyota, in F1 erano coinvolti anche altri grandi colossi come la Honda e la BMW, le quali dissero addio al Circus proprio tra il 2008 ed il 2009.

La prima a mollare fu la Honda, dopo un triennio di risultati scadenti, che fu beffata proprio dal fatto che, salutando la F1, andò a cedere un progetto già fatto e finito a Ross Brawn, che con Jenson Button e la sua Brawn GP dominò il campionato del 2009, dopo aver iniziato una partnership per la fornitura dei motori Mercedes.

La BMW e la Toyota decisero di correre nel 2009, ma il marchio giapponese ufficializzò il suo addio il 4 novembre di quell’anno, pochi giorni dopo il round conclusivo di Abu Dhabi. Fu un duro colpo per il Circus, ed oltre alla crisi economica, la decisione del colosso nipponico fu dovuta anche ad una serie di risultati pessimi.

Gli scarsi risultati come ulteriore spinta a mollare

La Toyota arrivò in F1 nel 2002, schierando, come coppia di piloti, l’ex Ferrari Mika Salo e lo scozzese Allan McNish, che si era distinto nelle gare di durata, avendo vinto con la Porsche la 24 ore di Le Mans del 1998. Il debutto fu eccellente, con il finlandese che chiuse sesto il Gran Premio d’Australia del 2002, portando subito un punto a casa.

Tuttavia, le soddisfazioni furono ben poche nel corso del primo triennio, mentre il 2005 segnò un netto cambio di passo. Jarno Trulli, appena arrivato dalla Renault, si prese subito due podi in Malesia ed in Bahrain, i primi della storia di questo costruttore. Ad Indianapolis, il nostro pilota segnò anche la prima pole position, ma non ebbe occasione di sfruttarla a causa dei problemi delle gomme Michelin, che portarono al ritiro volontario di tutte le squadre fornite dal costruttore francese.

Ralf Schumacher siglò un’altra partenza al palo in Giappone, nella gara di casa, sul tracciato di proprietà della Honda, ma la vittoria restò un miraggio. Il 2006 ed il 2007 furono due annate terribili, mentre l’anno seguente con Jarno e Timo Glock, nuovo acquisto arrivato proprio nel 2008, riportò sul podio le auto nipponiche.

Il progetto 2009 appariva nato molto bene, ma la fatidica prima vittoria non arrivò mai, e questo condusse i vertici a decretare l’addio. Da quel momento in avanti, la casa del Sol Levante ha deciso di concentrarsi su altre categorie, e c’è da dire che i risultati sono stati davvero eccezionali.

Dal 2018 in avanti sono maturati 5 vittorie consecutive alla 24 ore di Le Mans, mentre nel 2014 erano arrivati i titoli piloti e costruttori del FIA WEC, piegando la concorrenza di Audi e Porsche. Inoltre, anche nel mondiale rally le vittorie con la Yaris ibride stanno arrivando a raffica, a conferma di un ottimo progetto che sta dominando la scena.

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